

Petra può essere definita un’architettura al servizio delle esigenze tecnologiche ed espressive del produttore: luogo di trasformazione e invecchiamento, ma anche luogo di accoglienza e quindi di scambio di culture e di esperienze. L’architettura che ne risulta è forte nella sua personalità e allo stesso tempo perfettamente integrata e coerente al paesaggio, alle funzioni di lavoro e di vita, tanto che il disegno architettonico ne diventa significativo.
Le linee guida del progetto hanno risposto allo specifico ciclo produttivo di riferimento- moderno, funzionale ma rispettoso della tradizione. Particolare attenzione è stata dedicata anche al suo impatto sociale ed economico: il plastico è rimasto esposto per sei mesi nella Sala del Consiglio Comunale, per offrire a tutti la possibilità di compiere una scelta ponderata e adeguata all’importanza dell’intervento.
Questa “cattedrale del vino” si estende su una superficie di 8.000 m2. Si presenta con un’immagine fortemente plastica, consistente in un cilindro in pietra, sezionato da un piano inclinato e parallelo alla collina. Lateralmente si sviluppano due ali, costituite da altrettanti corpi porticati.
La cantina presenta una scalinata che
taglia il corpo cilindrico, portando a un punto di osservazione elevato. L’enorme anello che ne risulta, circondato da una zona vegetativa che crea un effetto cromatico mutevole secondo le stagioni. Si erge sul territorio coltivato. Questa struttura cilindrica accoglie all’interno le attività primarie della cantina e al centro i serbatoi per la vinificazione, inconfondibili nel loro acciaio rosettato, mentre ai livelli superiori si articolano le aree di stoccaggio per l’uva vendemmiata, la zona pigiatura e le attività legate alla produzione e ai controlli. Al pianoterra, nella profondità oltre il nucleo centrale e lo spazio riservato alle botti in rovere per l’invecchiamento del vino, una lunga galleria penetra la montagna fino ad arrestarsi di fronte ad una parete di roccia dove nel cuore della collina si entra in un luogo conclusivo, uno spazio d’incontro o forse di riflessione lontano dagli ambienti di lavoro iniziali. Questa galleria rappresenta un percorso misterioso è idealmente un cordone ombelicale che lega alla terra madre.
