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Anna Marotta

Virtual cultural heritage. Ne parliamo con la Prof.ssa Anna Marotta. II Facoltà di Architettura Politecnico di Torino

Armadillo

“Virtual cultural heritage”: se ne parlerà a DNAitalia. Potrebbe spiegare, in sintesi, di cosa si tratta?

All’interno delle attività del Dottorato in Beni Culturali di Scudo (Scuola di Dottorato del Politecnico di Torino) il seminario “Virtual Cultural Heritage” - da me proposto e coordinato - si è svolto il 29 e 30 settembre 2010 presso il Castello del Valentino, in collaborazione con il mio gruppo di ricerca sulla Rappresentazione Digitale Interattiva dello stesso ateneo.
Il corso ha avuto un denso programma organizzato sulle tematiche della rappresentazione tridimensionale. Nell'ultimo triennio, a Torino, la mia stessa struttura di ricerca ha organizzato conferenze e Corsi di Eccellenza che hanno coinvolto numerosi docenti, ricercatori, dottorandi e studenti provenienti da tutte le università italiane. Il tema condiviso è la comunicazione, affrontata attraverso l'ausilio degli strumenti 3D, utilizzati sia in fase di redazione dell'ipotesi di ricostruzione virtuale (modellatori 3D), sia in fase di messa a disposizione dell'utente (dispositivi di visione stereoscopica, realtà virtuale e aumentata, ecc.). Fra l’altro, la comunicazione a scopi scientifici e divulgativi, insieme all'indagine (scansioni laser 3D, fotogrammetria 3D, ecc.) e all'elaborazione dei dati storici (dati di scavo, metrici, iconografici, ecc.) costituisce il corpus disciplinare del Virtual Cultural Heritage, area operativa e produttiva che in questi anni è riconosciuta quale strumento utile e simbiotico alle metodologie consolidate nella ricerca archeologica tradizionale.

Che importanza rivestono queste tecnologie nel settore dei beni culturali?

Tali tecnologie rivestono un’importanza fondamentale, a patto che se ne vedano tanto le potenzialità innovative, quanto le capacità di riannodare le radici con i saperi del passato, soprattutto per la cultura della visione. La varietà e l’articolazione di queste tecnologie e delle loro possibili applicazioni ben si adatta alla natura complessa propria dei Beni Culturali, beni differenti in consistenza e natura. Le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, se applicate in maniera critica e consapevole, consentono di cogliere i differenti aspetti dell’oggetto di studio. Tali strumenti, applicati in questo campo, offrono numerosissime opportunità che possono spaziare dalla catalogazione, alla visualizzazione di oggetti, altrimenti non fruibili per le ragioni più disparate, ma tutte queste possibilità potrebbero essere riassunte nella seguente terna di funzioni: favorire la raccolta sistematica, l’organizzazione e la fruizione di enormi quantità di dati di natura anche molto differente tra di loro; consentire un utilizzo incrociato e/o tematico altrimenti impensabile, permettendo in tal modo di condurre analisi di ampio respiro e profondità critica, e infine assicurare un utilizzo variegato attraverso una restituzione differenziata. Con l’ausilio delle stesse tecnologie, si può meglio visualizzare il pensiero, compararlo criticamente in ogni sua possibile forma, sintetizzarlo e comunicarlo, dalle espressioni più rigorosamente scientifiche a quelle più divulgative. È possibile inoltre coinvolgere target altrimenti irraggiungibili, ampliare la diffusione della cultura, renderla comprensibile alle differenti fasce d’età e di istruzione, permetterne una diffusione più capillare nella società, assicurando allo stesso tempo la scientificità dei contenuti trasmessi.O ancora si può arrivare a una condivisione della medesima cultura, così da permettere anche a fasce di solito escluse di apportare il loro contributo alla costruzione di una conoscenza condivisa, con l’ausilio di infrastrutture digitali appositamente costruite. Così impiegate, tali tecnologie consentono dunque una più consapevole cognizione dei Beni Culturali, che si configura essa stessa quale Bene Culturale.

Durante la scorsa edizione di DNAitalia, il convegno dedicato a questi temi è stato molto seguito. Cosa c’è in programma quest’anno?

I contenuti del nuovo seminario mirano a comunicare lo stato dell'arte dell'architettura generativa, nelle sue espressioni formali e della rappresentazione. La tendenza attuale a contaminare il pensiero del progettista con l'azione automatica del calcolatore permette di ottenere forme organiche, che si prestano a esaltare il rapporto visuale - ma non solo - con l’intorno e il paesaggio esistente. Tale rapporto è da mettere in discussione sia per il ruolo che per il livello di controllo che il progettista vuole/può mantenere sull'opera, sia per l'influenza sulla sedimentazione dei significati che lo stesso territorio offre e richiede nel rapporto visuale con il progetto. Particolare attenzione verrà posta al rapporto fra il paesaggio naturale e quello antropizzato, anche nelle sue forme più artistiche, creative, comunicative, in una dimensione realmente multiculturale.

DNAitalia è la giusta cornice nell’ambito della quale promuovere la conoscenza di questi strumenti, perché è l’unico appuntamento in cui per la prima volta sono aconfronto il mondo della cultura e del progetto con quello della finanza e dell’economia. Quali soggetti vanno maggiormente sensibilizzati nei confronti di questo tema?

Dato il profilo altamente scientifico della mission di DNAitalia, credo che i soggetti che dovranno essere maggiormente sensibilizzati a tale tema siano le Soprintendenze, le Facoltà Universitarie dove si insegna Comunicazione, gli Assessorati alla Cultura e le Amministrazioni pubbliche sul territorio. Per converso, fra sponsor privati non possiamo trascurare le Fondazioni Bancarie, ma anche Musei, Istituti Conservativi (come archivi e biblioteche) e Case Editrici che vogliono integrare i loro prodotti cartacei con quelli multimediali.

 

A seguire la Video-intervista alla Prof.ssa Anna Marotta


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