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Il ruolo della cultura nell'economia post-industriale

Cosa ne pensa Roberto Grossi

Presidente Federculture

 

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www.federculture.it

Federculture e DNA.italia. Quali i principali obiettivi del vostro connubio?

Fondazione Torino Musei, Fondazione Musei Civici Veneziani, Fondazione Musica
per Roma, ecc. dimostrano che qualità, efficienza ed efficacia sono possibili anche
nel mondo delle imprese di pubblico servizio. Molte sono associate a Federculture e
rappresentano buone pratiche di gestione a cui anche il Ministero intende ora ispirarsi.

La nostra partnership con DNA Italia intende sottolineare, dunque, come i processi di valorizzazione e di sostenibilità economico-finanziaria nella cultura non possano prescindere da un profondo ripensamento dei modelli gestionali che, per le loro caratteristiche, rendono anche più agevole il coinvolgimento del Privato.

 

La particolarità di DNA. Italia è la sua visione globale del settore dei beni culturali. Cosa manca e cosa si può fare in questo senso oggi in Italia?

Ciò che manca è la piena consapevolezza, al di là di tante affermazioni di principio,
del ruolo della cultura nell’economia post-industriale. Secondo una recente ricerca,
le industrie culturali e creative, nel 2008 su scala europea, valevano 860 mld di euro

contribuendo per il 6,9% al PIL dell’UE. E’ tempo, dunque, che questo settore entri a pieno titolo nell’agenda delle politiche industriali come da anni in tutta Europa.

 

Federculture a DNA.italia, qualche anticipazione sui temi che svilupperete?

Il nostro punto d’osservazione parte dal rapporto che lega cultura e sviluppo, nella
doppia accezione di crescita economica e di coesione sociale. La nostra esperienza e
quella delle nostre Aziende è riportata dal Rapporto Annuale Federculture che,
ogni anno, traccia il punto di un percorso ancora lungo e impervio dovuto anche alla
grave crisi economicache attraversiamo e che rischia di penalizzare ulteriormente
il settore. Tale grido di allarme è stato recentemente lanciato anche agli Stati Generali
che, insieme all’intero sistema delle Autonomie Locali, abbiamo promosso a Roma
nel settembre scorso. Si tratta di riflessioni sono preziose per apportare contenuti
anche a DNA Italia che ha l’ambizione di considerare la cultura e le tecnologie ad essa

collegata una piattaforma reale su cui ripensare lo sviluppo del Paese.

 

DNA.italia come occasione di incontro, di dibattito e comunicazione: quali messaggi intende lanciare Federculture e con chi vorrebbe parlare?

La vasta platea di Operatori e di Amministratori che interverranno al Salone saranno i destinatari privilegiati della visione proposta da Federculture, legata soprattutto alle esigenze di innovazione gestionale. DNA Italia sarà anche l’occasione per illustrare le prime conclusioni di Ravello LAB – Colloqui Internazionali (www.ravellolab.org), dal 27 al 29 ottobre, a cui molti esperti italiani ed europei sono stati chiamati ad analizzare esperienze e ad avanzare proposte nel rapporto che lega la cultura alle trasformazioni urbane, ai distretti territoriali e alle industrie culturali e creative.

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