Che cos’è I3P? Perché è nato e quali obiettivi si prefigge? I3P è un incubatore, che prende giovani idee innovative e le fa crescere, trasformandole in progetti d’impresa e poi in aziende competitive sul mercato. Come quando i bambini nascono piccoli e stanno per qualche giorno nell’incubatrice. I3P funziona allo stesso modo. Accoglie imprese ai nastri di partenza con un elevato potenziale di crescita, fondate da ricercatori accademici e imprenditori esterni al mondo universitario. Offre servizi di consulenza specializzati: accompagnamento, identificazione del modello di business e supporto al business planning, consulenze tecniche, manageriali, amministrative, legali e sulla proprietà intellettuale. Facilita i rapporti con gli istituti di credito, aiuta ad accedere a misure di finanziamento locali, crea contatti con manager e investitori in capitale di rischio. E poi, banalmente, ma anche questo è molto importante, offre spazi, attrezzature e strutture logistiche, la rete internet ad alta capacità, una segreteria generale, sala riunioni e sala convegni, per ospitare le imprese.
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Quali sono le aziende dell’I3P che partecipano a DNA Italia? Qual è il loro rapporto con i Beni Culturali? C’è Bmooble, che sviluppa framework per l’abilitazione di processi informativi su qualsiasi telefono cellulare; Cantene, che propone servizi di consulenza ad alta tecnologia nel settore della prevenzione incendi; la Easy green technology, che sviluppa soluzioni per il controllo degli ambienti; Trampoline, che propone un kit costituito da un dispositivo hardware da una web application che rendono facile ed economico dare accesso wi-fi a chi frequenta un luogo pubblico; VertigoTech, che attualmente produce bacheche digitali innovative. E ancora Vieweb, specializzata in tecnologie di video webcasting e webmeeting; Must, che si occupa di comunicazione e formazione a distanza; Seac 02 che ha un ricco catalogo di applicazioni per la realtà aumentata e la realtà virtuale. Infine due aziende impegnate nel settore del monitoraggio ambientale con tecnologie proprietarie particolarmente avanzate: Minteos e Lachesi, attualmente impegnata nei lavori di restauro della cappella della Sindone a Torino. Sono in tutto dieci aziende e, nella maggior parte dei casi, il loro campo d’azione non è solamente legato ai beni culturali. Ma è proprio questo il bello. Le nostre sono aziende innovative, anche in questo senso: sanno cogliere suggestioni e settori di sbocco sempre nuovi, compreso quello dei beni culturali che, nell’immaginario comune, è abbastanza vincolato a tradizione e antichità.
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DNA Italia, perchè? E' un'opportunità e un'occasione di crescita per le imprese dell’Incubatore? Assolutamente sì. Il settore dei beni culturali è molto interessante anche a livello internazionale, e sempre di più si trova davanti a sfide importanti. In questo ambito, la tecnologia e l’innovazione possono rappresentare una carta vincente per garantirne la conservazione, per renderli maggiormente fruibili da parte della società, e per inventare nuovi modelli di business.
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